Barlume di decenza o riposizionamento? Gli alfieri di Israele si riscoprono paladini del diritto

A ottobre 2025, durante le manifestazioni di piazza a sostegno della Flotilla, portavo un cartello che recitava: "La Flotilla vi ha messi a nudo... e non è un bel vedere".
Niente di più letterale e drammaticamente attuale. Perché lo sdegno a scoppio ritardato a cui stiamo assistendo in queste ore non è un barlume di coscienza: è lo spettacolo desolante di un potere colto in flagrante che cerca disperatamente di coprirsi le vergogne.
La Freedom Flotilla per Gaza è stata nuovamente assaltata in acque internazionali, e circa 400 attivisti sono stati rapiti, deportati in Israele e dati in pasto agli abusi a favore di telecamera di Itamar Ben-Gvir. Ma oggi, improvvisamente, le nostre istituzioni e i commentatori di testata scoprono che si è "oltrepassato il limite" e condannano. Dov'erano, questi ipocriti, quando nell'ottobre del 2025 la prima Flotilla subì l'esatto, medesimo trattamento? Cosa è cambiato da allora, a parte il crollo verticale dei vostri consensi e il panico da isolamento internazionale?


Assistere alla sfilata dei soliti noti – Lia Quartapelle, Filippo Sensi, Luigi Marattin, Pina Picierno, Piero Fassino – che si affrettano a twittare che Ben-Gvir (solo lui, sia badi bene) è "irricevibile", fa letteralmente ridere. Per non parlare del Presidente Mattarella, che si accorge dell’infimo livello solo di “un ministro” (perché gli altri, come quel santo di Bezalel Smotrich, sono brave personcine). E Giorgia Meloni? Oggi, facendosi scudo del Quirinale, trova finalmente il coraggio di condannare. Sapeva tutto benissimo anche lei, solo che non immaginava quanto sarebbe costato caro l'appoggio cieco e acritico a Tel Aviv e a Trump. Perfino la sua recente, patetica difesa del Papa puzza lontano un miglio di posizionamento strategico per salvare la faccia.
Siete nudi, appunto. E lo spettacolo della vostra finzione è semplicemente stomachevole.
Sul fronte israeliano la recita non è da meno. Netanyahu condanna, ma solo perché cammina sul baratro: per lui recuperare popolarità è una questione di sopravvivenza personale, l'unico modo per non passare direttamente dalla Knesset al carcere. Non c'è nessuna reale dissociazione, solo una spartizione dei ruoli tra il macellaio in doppiopetto e il provocatore da social: non dimentichiamo, infatti, che nel bel mezzo dei bombardamenti iraniani, Bibi uscì dal suo bunker appositamente per andare a votare la legge sulla pena di morte voluta proprio da Ben-Gvir.
Inoltre Israele ha compreso che la sua reputazione globale è ai minimi storici e che rischia l’isolamento internazionale. Pochi giorni fa, è emerso che il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar ha disposto insieme a Smotrich uno stanziamento storico a fini propagandistici: un budget milionario per una vera e propria fabbrica di fake news tese a manipolare l'opinione pubblica occidentale, specie i giovani americani, inondando TikTok, Instagram e YouTube di contenuti pro-Israele e alterando i motori di ricerca. La strategia si spinge fino al "lavaggio del cervello" delle intelligenze artificiali, affinché sistemi come ChatGPT e Claude assimilino e riproducano solo la narrazione israeliana. A questo si aggiungono le operazioni occulte con reti di profili falsi per fare pressione sui politici statunitensi e il reclutamento di influencer pagati migliaia di dollari a post per hackerare la realtà digitale e ripulire l'immagine del Paese. Non a caso, anche Sa’ar oggi finge sdegno verso lo sfacciato collega di governo.
Non è più possibile affidarsi alla memoria corta degli elettori e lo avete capito tutti. Potete anche provare a riposizionarvi, a cambiare narrativa e a riscoprirvi improvvisamente paladini del diritto e della decenza. Ma chi ha taciuto per anni non ha il diritto di scandalizzarsi oggi: questo risveglio opportunista è, se possibile, ancora più vomitevole del silenzio.



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